Ultimamente non abbiamo più tempo per riportare tutte le news che escono quotidianamente, se volete darci una mano ben venga (basta usare la pagina CONTATTACI), e quindi tra il pubblicare focus che altri non realizzano e il riportare semplicemente delle notizie che già in molti (troppi e troppo male, molto spesso) diffondono, abbiamo scelto il generare contenuti ex novo.
Quello che però sto leggendo nelle ultime ore ha dell’incredibile.
Inizio con una premessa fondamentale, giusto per chiarire perfettamente la mia posizione: mal sopporto iPhone per una lunga serie di caratteristiche e Android per altre, tuttavia non gradisco che si vada sparando a caso a destra e a manca; non sono un fanboy di un brand xyz, cerco di essere oggettivo e razionale nelle mie osservazioni.
Le spietate leggi di mercato sono limpide, in questo contesto ognuno deve fare delle scelte di business con le quali si può essere in sintonia o meno.
Apple, sia chiaro, non è un’entità beata né empia a prescindere, è un’azienda che deve fare cassa per guardare in faccia i propri azionisti, come Google, come il negoziante sotto casa.
Cambiano SOLO le dimensioni.
Negli ultimi giorni è saltato agli onori della cronaca un file (nome: consolidated.db) che “segretamente” registra la nostra posizione geografica. FALSO, parzialmente, poichè non ci traccia dal punto di vista del GPS con precisione al metro -altrimenti saluti alla batteria se tenesse il sensore GPS sempre attivo- bensì è un record delle posizioni delle celle telefoniche che il sistema radio ha incontrato.
La cosa scandalosa è il fatto che tenga in memoria in modo imperituro i dati ivi registrati e che lo faccia in chiaro, tuttavia non fa nulla di diverso dal capire dove il telefono si è collegato e a quale cella. Non è sicuro, di questi tempi, ma c’è ben di peggio al mondo: quello che deve essere chiaro è che in Italia possiamo essere tracciati in modo silente e georeferenziato SOLAMENTE dalle forze dell’ordine ed in caso di mandato da parte dell’autorità giudiziaria, altrimenti possiamo far causa a chi procede in tal senso ossia in caso di comunicazione, ad elementi terzi, della nostra posizione sul globo terracqueo sul quale viviamo.
Ma facciamo una piccola e doverosa parentesi proprio sul segnale telefonico.
Una volta c’era il segnale TACS, mitico come portata anche in condizioni marittime dove poteva praticamente metterci in comunicazione col mondo quasi fosse un segnale satellitare, pulito ed efficiente.
Poi, con l’evoluzione tecnologica, si è passati al segnale GSM e quindi all’evoluto HSPA per la necessità di modulare una maggiore quantità di dati e di frequenze così da arrivare all’utilizzo moderno e, numericamente, massiccio dei telefonini, dove gli utilizzatori finali possono con semplicità accedere a Facebook e pubblicarvi on-the-road la foto di loro stessi che si comprano la pagnotta e finanche geotaggare tale azione elitaria.
È ovvio (insomma, dovrebbe esserlo) che nel momento in cui un cellulare si aggancia ad una cella, vista l’unicità di quella cella, questo telefono sappia grosso modo dove ci troviamo e se aggiungiamo la modulazione della portata del segnale che riceviamo da quella cella e da quelle limitrofe possiamo arrivare a triangolare con buona approssimazione (e sottolineo approssimazione) la posizione georefenziata dell’apparecchio telefonico.
Tanto è vero che questo metodo viene usato dalle forze di polizia per determinare la posizione delle persone, in caso di delitti. Fare uso di queste informazioni in altri casi, infatti, è considerato reato in Italia fintantoché le mie informazioni in merito non siano totalmente sbagliate; gli operatori telefonici sono obbligati per legge a conservare tali informazioni, come le banche lo sono nel dover conservare i rapporti di spesa delle carte di credito che vengono usate.
Per quanto riguarda la portata del segnale radiocellulare, al fine di essere utile a telefonate nonché messaggi e dati, normalmente parliamo di massimo 25-30 Km anche se si può raggiungere la distanza di 50-55 Km (generalmente un BTS sulla costa può arrivare a dare tale accesso) oltre i quali è pressoché impossibile riuscire a sincronizzare i timeslot e quindi se anche comparisse sul dispositivo il nome dell’operatore non sarebbe comunque possibile essere reperibili o fare una telefonata.
Nei centri densamente abitati la presenza di celle è più rilevante per sopperire alla mancanza di banda che altrimenti avverrebbe se ci fosse una sola antenna a coprire i Km di cui sopra. Immaginate se a Milano ci fosse una sola cella, sarebbe inutilizzabile ed in questi casi la suddetta approssimazione sulla posizione geografica dell’utente è meno approssimata di quella rilevabile in un territorio brullo e campagnolo.
Minore è la superficie coperta da un ripetitore, infatti, minore è la superficie entro la quale va ricercata la presenza del telefono che si aggancia a quel ripetitore. Nel caso limite di una femtocella, che copre lo spazio di una abitazione, si può dedurre con ragionevole certezza che il cellulare che vi si aggancia si trovi nella casa appena menzionata.
Detto questo, il proprio cellulare deve tracciare come un operatore telefonico?
Qui viene la parte interessante.
iPhone, come altri suoi illustri colleghi, offre servizi di geolocalizzazione attivi anche grazie alle opzioni quali A-GPS, Wi-Fi network based et similia che altro non sono che le utilities, possedute anche da cellulari attempati, in grado di leggere la rete cellulare e quindi dedurre un potenziale range di posizioni che vengono poi affinate con il calcolo derivato dalla lettura delle effemeridi da parte del sensore GPS attivato successivamente.
Se provate a trovare la vostra posizione disabilitando TUTTE le opzioni di cui sopra e tenendo attivo SOLO la lettura GPS (normalmente viene usato un SirfStar) ci metterete circa 2 minuti anziché 15 secondi (tempi medi, ndr) capendo quindi che se volete impiegare solo il 12% del tempo standard, il telefono deve farsi i fatti vostri un pochino di più in termini di invasione della sacrosanta privacy.
Non volete tale sistema di tracciatura nel mentre vi spostate? L’unica opzione è quella di lasciare il cellulare a casa, per sua natura è uno strumento atto al rintracciamento dell’utente ogni dove sia raggiungibile dal segnale trasmesso via onde radio.
Ultimamente quindi, dall’uscita del multitasking di iOS 4 per essere precisi, Apple ha deciso di rendere disponibile tale archivio in maniera trasparente (prima si chiamava h-cell.plist) alle app di terze parti che necessitavano anche dell’accesso alla posizione degli utenti, per fornire a questi ultimi servizi ad-hoc, e per farlo ha trasformato il vecchio file memorizzato nel formato Apple Property List nel nuovo formato SQLite e chiamato, appunto, consolidated.db.
Sottolineo che il tutto risulta noto dai tempi del libro pubblicato da Katana Forensics per mano di Morissey-Levinson, anche se il putiferio è scaturito ora dalla rivelazione avvenuta per mano di Warden e Allan che hanno anche reso disponibile un programma per computer in grado di interpretare il database di cui sopra e dal nome evocativo: iPhoneTracker.
Quest’applicazione in pratica va a leggere il relativo file memorizzato nel backup effettuato sul computer dell’utilizzatore di iPhone/iPad che restituisce quindi valori verosimili (proprio perché la triangolazione GSM non è paragonabile per precisione a quella GPS) in merito alle posizioni geografiche passate: l’unica soluzione è disabilitare i backup di iTunes mediante un programma chiamato BackOff oppure criptare i backup stessi non lasciandoli quindi in chiaro (date una sbirciatina QUI).
La cosa controversa è capire perché mai Apple faccia in modo di lasciare i dati con uno storico così ampio e soprattutto in chiaro, anche se non vi è traccia del fatto che avvenga la lettura, in remoto, di tali dati da parte di questa multinazionale o terzi ad essa associati. Quindi non si viene tracciati fino a quando qualcuno non viene in possesso di questo file FISICAMENTE avendo in pratica accesso al telefono e/o computer della vittima.
Avere accesso a tali dispositivi, senza l’autorizzazione della persona, è considerato REATO: occhio quindi a tutti i faciloni che magari meditavano di regalare un meladispositivo alla propria metà per potersi fare meglio i fatti suoi.
Uomo avvisato, mezzo salvato.
Per tutelarvi potreste utilizzare una serie di comandi sull’utilizzo dei quali NON ci assumiamo responsabilità in caso di danni (comandi da digitarsi attraverso Mobile Terminal, per esempio, ma solo su dispositivi jailbreakati) del tipo:
su
cd /System/Library/Frameworks/CoreLocation.framework/Support
rm consolidated.db
ln -s /dev/null consolidated.db
che in pratica azzerano il contenuto del file nel dispositivo, mantenendo tuttavia attivi e funzionanti i servizi di localizzazione.
In alternativa potete installare “Untrackered” in maniera totalmente gratuita, dallo store Cydia ma anche questo è valido solamente per i dispositivi sottoposti alla procedura di jailbreak.
Ora passiamo ad Android.
Molti han gridato allo scandalo, molti fanboy di Android soprattutto.
Ma potevano in quel di Google scordarsi di tracciare gli utenti? No, semplicemente.
In questo caso, almeno stando alle affermazioni di Eriksson visto che non posso verificarle non avendo al momento un Android tra le mani (appena restituito il sample di SE Arc che avevamo), però il database è più ristretto ed è presente in un file dal nome simile all’originario di iOS (nome: cache.cell) che anche in questo caso viene reso accessibile solamente nei telefoni rootati e seguentemente aperti all’installazione di app NON signate.
L’inizio del file è del tipo:
$ ./parse.py cache.cell
db version: 1
total: 41
key accuracy conf. latitude longitude time
con la parte seguente derivante dall’insieme di coordinate determinate dalla triangolazione delle celle di cui poco fa.
La differenza sostanziale tra il sistema di Android e quello di iOS è, in pratica, nel limitato numero totale di record presenti nella cache relativa alla posizione in un telefono con Android (che al massimo si attesta sulle 50 unità) rispetto alle migliaia di valori che sono inclusi nel database di iPhone.
Google, ad esempio, riceve le info direttamente dal telefono, periodicamente le aggiorna rendendo più affidabile la localizzazione del cellulare stesso e ad intervalli prestabiliti le cancella.
Quelli di iOS, più semplicemente, si sono “scordati” di far cancellare al telefono questo database, nella ovvia speranza (mia e di molti altri, visto il polverone che si sta sollevando) che veda l’uso di questi dati esclusivamente finalizzato al miglioramento dell’user experience.
Ovviamente però potrei sbagliarmi, ma in questo caso sarebbe configurabile come reato con tutte le conseguenze del caso, sopra riassunte e di certo non piacevoli.
E quindi che fare?
Innanzitutto è inutile allarmarsi, almeno stando a quanto ho potuto vedere da un rapido sguardo sulla questione. La situazione è grave, ma credo che se si facesse altrettanto chiasso anche su cose ben più sconvolgenti, proporzionalmente parlando, allora il mondo girerebbe decisamente meglio.
Per esempio se la gente si scandalizzasse in maniera direttamente proporzionale, a quanto sta facendo per queste cose, anche quando si parla dei fatti compiuti dalla classe politica (non prendo in esame specifici comportamenti di destra o sinistra, di marcio ce n’è ovunque) allora probabilmente sarebbe già successa una rivoluzione.
Potreste però iniziare ad evitare d’installare tante app spazzatura (su tutti gli stores ce ne sono a vagonate, migliaia e migliaia) così da minimizzare il rischio di avere app che comunicano i vostri dati personali a terzi, come anche interessante potrebbe essere l’imparare ad utilizzare la testa.
Un po’ come accade per le infezioni informatiche dovute a programmi virulenti.
Gente che si allarma perché la propria posizione viene resa disponibile a terzi, quando gli rubano o perdono il telefono/computer, dovrebbe forse rendersi conto che all’interno del proprio dispositivo PRIMA dei dati georeferenziati ci sono dati economici, messaggi personali, numeri in rubrica, appuntamenti in agenda, le foto della propria ragazza/moglie (o del ragazzo/marito) magari in pose non proprio da colloquio di lavoro e quant’altro poi vi possa venire in mente. Credo che chiunque abbia dati personali, per natura stessa dell’aggettivo “personali”.
Dati che potrebbero nuocere all’utente in maniera decisamente più rapida e più duratura rispetto al sapere che tragitto ha compiuto.
In secondo luogo Apple potrebbe iniziare ad accorciare periodicamente (nel giro di una giornata semmai servisse un’indicazione temporale) la cache che va creandosi, esattamente come fa Google col suo Android; il fatto di avere un log con l’approssimazione delle proprie posizioni geografiche può essere rischioso ma per entrarvi in possesso bisogna averci l’accesso fisico.
Per semplificare, quindi, perché ignoti siano in grado di farsi i fatti vostri vuol dire che vi hanno rubato il computer e/o il dispositivo e quindi bisogna porre l’accento molto attentamente sulla priorità dell’importanza dei dati ivi contenuti ma osservando il tutto nella sua interezza: se i dati più importanti che avete sono rappresentati da tale file, potrebbe anche essere, allora una soluzione possibile ve l’ho indicata poco sopra. Oppure non usate questi telefoni in onore al concetto declamato dalla vox populi “ciò che non c’è non si rompe”.
In alternativa potreste sempre farvi un bunker 100 metri sotto terra con una porta d’acciaio spessa un metro ad accesso mediante multi controllo, via stringa alfanumerica e biometrico.
E magari una batteria SAM in superficie (quelli di Raytheon se fate un grosso ordine per dei Patriot vi fanno anche lo sconticino) -con l’accostamento di alcuni dispositivi MTHEL- potrebbe darvi un aiuto supplementare.
Infine per coloro i quali vogliono evitare di essere tracciabili, e rintracciabili, vorrei ribadire d’iniziare ad usare nel quotidiano tutti strumenti e servizi basati su una struttura di funzionamento analogica, perché molto spesso accade che chi fa tanto baccano sulla privacy siano poi quelli che fanno uso maggiore delle proprietà di geotag date da servizi come Foursquare.
Poi ci si rende conto che ci sono metodi più sofisticati di tracciatura, come quella aerospaziale.
Poi ci si rende conto che la paranoia sta accompagnando la propria esistenza.




