Come da titolo provvediamo a rendervi un riassunto video del picco di prestazioni che si può facilmente leggere.
Con il portatile in questione, M6600 di Dell, abbiamo nativamente il supporto alla tecnologia RAID utile per unire un paio di HDD meccanici o SSD per avere una copia di sicurezza dei propri dati come anche per aumentare esponenzialmente le già altre prestazioni raggiungibili di default.
Sinceramente sono valori che non ci aspettavamo, ma speravamo (!), di leggere sullo schermo di un notebook: dopo lo stacco riportiamo precisi anche i relativi screenshots.
Tipologia RAID, cache write-through, cache write-back
Come già specificato più volte di array RAID ce ne sono di tanti tipi, spesso però sono votati all’uso enterprise e raramente vengono impiegati in ambito desktop.
Tra questi annoveriamo:
– RAID0 (votato alle pure performance, oggetto del nostro focus) con minimo 2 dischi,
– RAID1 (votato alla massima protezione e ridondanza dei dati) con minimo 2 dischi,
– RAID5 (molto bilanciato tra prestazioni e sicurezza dati) con minimo 3 dischi ed è utilizzabile con una dozzina di elementi,
– RAID6 (più lento del RAID5, aumenta la sicurezza dei dati ma aumenta il numero delle operazioni richiedendo più calcoli per il suo mantenimento) con minimo 4 dischi ed è implementabile come variante più sicura del RAID5.
Risulta oltremodo chiaro che su un portatile, dove al massimo troviamo un paio di slot 2.5″ da occupare, ma anche sulla larghissima misura di desktop solo i primi due siano facilmente implementabili con l’accortezza di scegliere la modalità RAID0 se si vogliono prestazioni pure.
Oggetto di questo test sarà vedere se in modalità RAID0 potremo sfondare la quota psicologica di 1 GBps con un notebook.
Per quanto riguarda la cache (una sorta di memoria molto veloce utile per massimizzare le prestazioni) ne esistono di tanti tipi ma nel caso di operazioni di memorizzazione individuiamo essenzialmente una di tipo conservativo, chiamata write-through, dove il dato scritto in cache necessita di una scrittura contemporanea nella memoria di destinazione, ed una votata alle prestazioni, nota anche come write-back, che però è più soggetta ad eventuali problemi dovuti ad instabilità del sistema di natura software (e.g. si pianta l’elaboratore) oppure hardware (e.g. manca improvvisamente la corrente e non c’è un UPS).
Risulta chiaro quindi che se si procede, come abbiamo fatto noi, all’abilitazione della modalità write-back bisogna mettere in conto che nel momento in cui si perde il controllo sul computer/server la mole di dati che vanno persi è maggiore rispetto la modalità che nativamente si abilita. Il Dell Precision M6600, di base, parte con la cache write-back disattivata. E brava Dell, ottima scelta!
Come visibile dai seguenti screenshots abbiamo quindi configurato i due SSD Kingston HyperX in RAID0:
per iniziare la procedura di benchmark.
Non è nostro interesse approfondire ragionamenti/esperimenti inerenti il valore di stripe, quanto già applicato di default è valido per l’uso su target di elevato profilo mentre nel caso di applicazioni specifiche bisognerà procedere mediante valutazioni empiriche esattamente come si procede in caso di configurazioni particolari lato server.
In ogni caso, chi si ritrova queste necessità, generalmente non si rivolge all’ambito notebook per poterle soddisfare e quindi la trattazione viene accantonata, almeno per quanto riguarda il presente articolo.
Prestazioni con cache write-back disattiva
Controlliamo agevolmente le impostazioni di Intel Rapid Storage e notiamo che questa è l’impostazione di default rimanendo positivamente colpiti da questa scelta oculata:
visto che in questo modo si possono raggiungere prestazioni molto valide ma con un occhio riservato alla sicurezza dei dati elaborati.
A proposito di prestazioni andiamo a dar loro un’occhiata da più vicino, partendo dal concetto principe che ogni test che andiamo ad eseguire viene fatto 5 volte, mentre pubblichiamo al termine solamente la schermata più significativa visto che sarebbe inutile pubblicare una miriade di screenshots.
Iniziamo dal tempo di accesso che risulta sempre allineato al valore di 0.1 ms, usualmente attribuito agli SSD dotati di elevate prestazioni, come vediamo dai valori segnati mediante l’utilizzo di As SSD:
tali valori riescono ad annichilire con una facilità disarmante tutti i benchmark finora raccolti.
Considerate che stiamo parlando di prestazioni registrate da un notebook, sebbene d’alto profilo, ma non certo elitario.
Proseguiamo ora con Atto che ci permette di registrare prestazioni che definire stellari è quasi ridicolo, esse raddoppiano quelle registrate dal punto di riferimento per la gamma Sata 3 (valori registrati dall’uso singolo dell’SSD HyperX da 240 GB recensito nel link soprastante) e precisamente raggiungiamo 1028/1092 MBps :
superando quindi quanto c’eravamo prefissati poco sopra e segnando un traguardo di tutto rispetto.
Chapeau.
Già che ci siamo aggiungiamo anche un altro tipo di benchmark, CrystalDiskMark, che ci permette di vedere il comportamento di questo SSD con l’utilizzo di dati comprimibili e non:
decisamente sono numeri interessanti, mostrano in sostanza il comportamento del disco a stato solido in condizioni d’uso al limite.
In ogni caso, vista la capienza di tale unità, abbiamo pensato che potesse essere comodo eseguire anche Hyper PI così da comprendere se tale periferica risultava idonea all’elaborazione diretta dei dati ivi contenuti:
come potete apprezzare anche voi dai tempi registrati i risultati ottenuti sono quelli nativamente ottenibili dal portatile in uso, quindi meglio di così non si poteva fare.
Prestazioni con cache write-back attiva
Controlliamo agevolmente le impostazioni di Intel Rapid Storage e attiviamo in pochi instanti la cache per verificare un’eventuale fattibilità di miracoli.
Su una soluzione come questa, ricordo sempre che parliamo di un portatile, aspettarsi grossi miglioramenti è difficile ma veniamo comunque sorpresi un’altra volta.
Iniziamo dal tempo di accesso che risulta sempre allineato al valore di 0.1 ms, ma notate il tempo di scrittura che passa da 0.3 ms a 0.02 ms con una variazione del 93% :
vorrei poi far notare anche l’aumento di operazioni iops come il picco di circa 1250 MBps registrato mediante il Compression benchmark.
Chapeau^2.
Proseguiamo ora con Atto che ci permette di registrare prestazioni migliori nella fascia bassa (dove se ne sentiva essenzialmente la necessità):
mantenendosi comunque sui medesimi picchi precedentemente raggiunti toccando i 1040/1086 MBps in scrittura e lettura.
Ritengo che ogni ulteriore considerazione, a questo punto, sia ridondante.
Continuiamo quindi con il mostrarvi quanto registrato da CrystalDiskMark:
che mostra il sensibile aumento del valore di scrittura 4K tanto da ottenere un ordine di grandezza in più rispetto a prima (ottimo comportamento quindi con files utilizzati spesso dai SO).
E terminiamo con la lettura di Hyper PI :
dove non possiamo rilevare sensibili guadagni ed, infine, leggiamo il valore WEI che il computer si attribuisce:
dove si legge il massimo punteggio possibile alla voce dedicata alla banda dati del disco di sistema.
Questa demo è conclusa, spero vi sia utile quindi per comprendere le potenzialità di Dell Precision M6600 che si conferma essere LA workstation mobile per eccellenza.
La soluzione qui illustrata è sicuramente d’alto profilo e non tutti la potranno apprezzare nel quotidiano: sicuramente sarà interessante per chi processa video HD poco o per nulla compressi come anche a chi lavora con database corposi e grafica/modellazione 3D.
Insomma una bella bestia, sì costosa (solo con il paio di SSD si raggiungono gli 800 euro) ma decisamente potente ed adeguatamente prestante per tenere questo scettro saldamente in mano.
“Tutto il resto è fuffa” cit.




