Della crescita esponenziale di Android ne avevo già parlato e già dissi che aveva la crescita relativa più rapida mai vista. Ad oggi siamo arrivati alla trentamillesima applicazione. Certo, è ben poco confrontandole con le 150.000 di App Store ma è pur sempre un inizio.
Non mi piace comunque questa ascesa vertiginosa di applicazioni che proliferano sugli store. Molte infatti sono scialbe, alcune (quasi tutte) sono inutili e quelle davvero degne di nota meriterebbero affinamenti che non trovo.
Android ha molte applicazioni, ma al momento di piacevoli e che uso sul mio telefono ce ne sono una dozzina. Tutte le altre o rientrano nella vastissima categoria del porno on demand o sono delle emerite cazzate. Ho anche cercato un eufemismo per tradurre quest’ultimo aggettivo, ma è stato il termine più elegante che io sia riuscito a trovare.
Scusate la mia pochezza di finedicitore.
Ritornando ad Android e al suo store secondo me puntare sulla quantità come ha fatto App Store e non sulla qualità è un male. Fare 1000 applicazioni (in un telefono se ne trovano una 50ina in media) ma ben fatte, curate ed effettivamente utili non ha prezzo. Avere uno store ricco di apps flatulenti ed eruttanti per utenti dementi trovo sia un dispendio inverecondo di tempo nella ricerca di qualcosa d’interessante.
Piuttosto che fare un repulisti di software porno oriented come ha fatto Apple dietro una spinta economica, non certo derivata da una spiccata pudicizia, trovo sia più saggio usare regole di base molto semplici: ad esempio se si pubblicano applicazioni inutili e viene riscontrato siano tali, la rimozione è immediata e allo sviluppatore viene notificato un “cartellino giallo” con un funzionamento analogo a quello in ambito calcistico. Ne pubblichi un’altra di applicazione demente? Espulso dallo store e per rientrare devi sostenere nuovamente tutte le spese.
Così avremmo numeri umani di applicazioni, avremmo maggiore qualità e meno perdite di tempo nell’installare e poi rimuovere spazzatura. Altro che 150.000 applicazioni.




