Recensione completa di RAID0 formato da 4x WD Red 3 TB

Abbiamo testato queste unità HDD da 3.5″ inserendole come banco di prova all’interno di un desktop caratterizzato da prestazioni di riferimento, come Zeus 1.0, tuttavia può essere impiegato anche in configurazioni meno spinte. In questo modo ne abbiamo testato i limiti, visionato le prestazioni ottenibili ed ora procediamo col rendervi tutto disponibile mediante screenshots a seguire.

Vi invito a tenere sott’occhio anche gli altri focus già pubblicati sulla singola unità, QUI trovate il pezzo riassuntivo, poichè nel presente articolo non andremo a pubblicare alcuna informazione già disponibile per non essere inutilmente ridondanti.

Eccoci in un rapido passaggio video dove riassumiamo le nostre più importanti considerazioni in merito a questo insieme di dischi rigidi meccanici, tale array è stato composto solo per capire quali erano i limiti prestazionali dell’insieme. Tale esercizio di stile viene quindi ad essere analizzato as is, senza essere consigliato per l’uso in quanto l’unità che si viene a creare aumenta esponenzialmente il fattore di rischio per i dati memorizzati: vista la struttura di un RAID0 se si rompe un disco perdete tutti i dati, immaginate cosa può voler dire visto che qui si parla di una dozzina di migliaia di GB.

Consumi, temperature

In questo caso i consumi sono sulla media (ventina di Watt usualmente indicabili come consumo in lettura/scrittura) dei dischi in commercio, risultano fruibili senza difficoltà.

Per quanto riguarda la temperatura, invece, abbiamo provveduto a scrivere diversi cicli di dati su questo HDD tra cui una passata che ne ha saturato la capacità complessiva:

Al termine ecco che condividiamo le rilevazioni raccolte nelle tre fasi principali d’uso, iniziamo con i valori iniziali:

Continuiamo con lo stato di medio carico:

Terminiamo con la valutazione della temperatura al termine delle svariate ore di scrittura intensa causata dalla routine di bonifica:

Risultati, i dischi interessati dal presente test sono quelli identificati dai nomi disk0/3), che pongono l’accento sull’ottima gestione del calore prodotto e rispecchiano le condizioni di lavoro che sono quelle che s’era promesso d’adottare al tempo della review sul singolo disco: – disk 0: correttamente ventilato; – disk 1 e 3: non perfettamente ventilati, simuliamo il posizionamento degli stessi ai margini del principale flusso d’aria di raffreddamento; – disk 2: non ventilato, simulando il comportamento in caso d’assenza di circolo d’aria forzato.

Assolutamente sopra la media dei dischi in circolazione, non v’è dubbio: per lo storage sul computer e/o all’interno di elementi di rete sono perfetti.

Prestazioni

A proposito di queste ultime andiamo a darci un’occhiata da più vicino, partendo dal concetto principe che ogni test che andiamo ad eseguire viene fatto 5 volte, mentre pubblichiamo al termine solamente la schermata più significativa visto che sarebbe inutile pubblicare una miriade di screenshots.

Iniziamo con Atto che ci permette di registrare valori pari a 590/573 MBps in lettura e scrittura:

Prestazioni molto valide, quindi, per usi gravosi e decisamente sfruttabili pure nel quotidiano come rimarcato anche da As SSD:

Grazie a questi screenshots comprendiamo come l’insieme sia, lapalissianamente, migliore del singolo disco tuttavia per chi necessita migliaia di iops per files piccoli il puntare ad un SSD è ormai lo standard de facto. Notate i tempi dell’access time, assolutamente non confrontabili con i tradizionali 0.1 ms di un disco a stato solido.

In questo caso l’insieme mantiene la perfetta usabilità quando si deve fare storage massiccio, quando si lavora con files video e foto RAW (essenzialmente riportano letture sequenziali, sono files di grandi dimensioni) e quando si crea uno spazio di condivisione in rete.

Per chiudere le nostre prove ecco che testiamo l’unità anche con CrystalDiskMark, nello specifico vediamo il comportamento con dati comprimibili e non:

Troviamo conferma di quanto rilevato in precedenza, i risultati mostrano in sostanza il comportamento in condizioni d’uso al limite e per un meccanico rappresentano livelli più che buoni.

Conclusioni

Fin dall’inizio abbiamo parlato di esercizio di stile, ne sono convinto anche adesso.

Perchè?

Per il semplice motivo che questo era uno stress test. Volevamo capire come si comportavano questi dischi ed abbiamo deciso di consigliarli senza patemi d’animo. Abbiamo usato ventilazioni diverse, in tutti i casi i dischi hanno risposto egregiamente.

Abbiamo usato scritture e letture diverse, in tutti i casi i dischi hanno risposto egregiamente. Ma ovunque s’è tenuto conto del fatto che questi sono meccanici con i limiti ed i benefici del caso.

Possiamo avere un enorme spazio di storage, vero, ma oggi se si cercano le prestazioni pure si punta alla creazione di un RAID0 di un paio di SSD dove facilmente s’arriva al GBps mentre qui il picco è di poco superiore ai 600 MBps:


Nel caso di RAID0 con doppio SSD da 2.5″ andate ad occupare un volume simile a quello di un singolo disco da 3.5″; estremamente prestante ed estremamente compatto.

Creare invece una singola unità così grande, senza protezione dei dati, è assolutamente ed inutilmente rischioso: molto meglio puntare su un RAID5, formato anche da un maggior numero di unità (consiglio di non superare la dozzina in caso di configurazione simile) perchè con il RAID0 se si rompe un solo disco perdete tutti i dati del volume. E se fate storage non è buona cosa.

Quindi perchè abbiamo fatto questo test in RAID0?

Perchè eravamo curiosi di vedere il comportamento di questi HDD in tale modalità, vedere prestazioni superiori a quelle raggiungibili da un RAID5, vedere dove potevamo arrivare spingendo la configurazione ai limiti. A brevissimo arrivanno test più appropriati, in situazioni più consone ad un utilizzo in daily come JBOD, RAID5, RAID6, RAID10 usando come spazio di lavoro un server NAS inseribile all’interno di una network.

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