Kingston HyperX MAX 3.0 256 GB: recensione completa

Abbiamo testato questo disco inserendolo come banco di prova all’interno di un desktop caratterizzato da prestazioni di medio livello, quindi s’è deciso di condividere tutto con voi.

Come visibile anche dalla descrizione l’abbiamo provato su un Gateway FX6802, così da poterlo inserire in un contesto di media diffusione: prima di procedere con un’analisi dettagliata abbiamo pubblicato questo rapido sguardo sul prodotto che vi consiglio di vedere così da farvi un’idea più ampia sullo stesso.

Vi invito a tenere sott’occhio anche l’unboxing e la galleria fotografica che abbiamo già realizzato, in questo articolo non riporteremo nulla di quanto già pubblicato così da snellire il tutto il più possibile.

Eccoci in un rapido passaggio video dove riassumiamo le nostre più importanti considerazioni in merito a questo HyperX da 256 GB, elemento di punta della gamma Kingston inerente i dischi esterni USB 3 di questo termine 2011.

Il device è sicuramente interessante nello scambio dati medioalto -anche se non riesce a saturare la banda dell’USB 3- e così, prima d’addentrarci in analisi più approfondite, mi sembrava interessante mostrarvi un sunto del nostro pensiero su questo drive esterno.

Specifiche

Vista l’ampia gamma Kingston vi rimando al sito ufficiale così da farvi apprezzare l’ampiezza della stessa: in ogni caso il modello analizzato lo trovate anche nei tagli 64 GB e 128 GB, tuttavia non è escluso che in futuro possano arrivare ulteriori capacità.

Consumi, temperature

Come vi abbiamo detto poco fa il disco è compatibile USB 3, ciò significa che per farlo funzionare risulta necessario soltanto un cavo USB 3 escludendo qualsiasi alimentazione extra.

Meglio di così non si può fare, al momento, tanto che potete usare tale periferica in completa mobilità per contenere anche quantità importanti di dati.

Nonostante tale SSD sia stato sottoposto a diversi cicli completi di scrittura non ha riportato temperature superiori ai 34.9°C probabilmente grazie all’ottima dissipazione che garantisce l’involucro in alluminio:

come risulta infatti visibile da questi scatti (aprire la periferica significa perdere l’assistenza in garanzia, sconsiglio di farlo se volete preservarla), il tutto è configurato come un PCB di un SSD con connessione Sata collegato ad un controller USB 3.

Prestazioni

A proposito di queste ultime andiamo a darci un’occhiata da più vicino, partendo dal concetto principe che ogni test che andiamo ad eseguire viene fatto 5 volte, mentre pubblichiamo al termine solamente la schermata più significativa visto che sarebbe inutile pubblicare una miriade di screenshots.

Iniziamo dal tempo di accesso che registriamo, attraverso HD Tune, essere di 0.1 ms:

valore che appartiene al segmento top della tipologia di disco a stato solido cui appartiene questo esemplare.

Nello specifico bisogna ringraziare i componenti Toshiba (dal controller T6UG1XBG alle memorie) per il raggiungimento dei risultati elencati in questo stralcio della recensione.

Proseguiamo ora con Atto che ci permette di registrare prestazioni interessanti:

anche se è solo grazie a As SSD che riusciamo a capire dove questo disco esterno potrà garantire un boost prestazionale :

ossia nella gestione IO di files di minori dimensioni che può risultare necessario portarsi appresso.

In ogni caso, vista la capienza di tale unità, abbiamo pensato che potesse essere comodo eseguire anche Hyper PI così da comprendere se tale periferica risultava idonea all’elaborazione diretta dei dati ivi contenuti:

come si può vedere abbiamo uno scarto minimo rispetto al raggiungimento del medesimo target di calcolo su supporto interno all’unità di elaborazione stessa, caratteristica che permette di lasciare i dati in input ed in output direttamente in tale memoria esterna senza comportare l’onere della copia in locale.

Buona cosa.

Conclusioni

Dopo aver usato questo disco in diversi ambiti, lo ritengo valido per un target d’uso medio-elevato.

Mi aspettavo un lag minore nei risultati del PI greco, tuttavia va bene visto non si è formalmente costretti a spostare dati di lavoro (quando questo risulta estremamente stressante per la macchina) dall’unità esterna a quella interna per poi procedere alla loro elaborazione e successiva copia dei risultati nella memoria esterna.

Forse sarebbe stato opportuno avere maggiore banda in lettura/scrittura, anche se come disco esterno riesce a difendersi bene.

Abbiamo provato anche a copiarci dei dati random molto frammentati e quindi possiamo affermare che l’aspetto migliore di tale unità è la gestione di grandi quantità di file piccoli come la gestione termica dell’unità stessa.

Un plauso anche alla solidità d’insieme e all’assemblaggio, caratteristiche che saranno apprezzate da coloro i quali necessitano usare un prodotto sicuramente non alla portata di tutti a causa del prezzo finale dovuto al costo ancora elevato della componentistica.

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