Abbiamo testato questa unità inserendola come banco di prova all’interno della nostra rete e ne abbiamo testato le prestazioni con l’aiuto di Zeus 1.0 e Shuttle SH67H7.
L’abbiamo provato anche con un Acer TravelMate 5760G, così da poterlo inserire in un contesto comunque non elitario: prima di procedere con un’analisi dettagliata abbiamo pubblicato questo rapido sguardo sul prodotto che vi consiglio di vedere così da farvi un’idea più ampia sullo stesso.
Vi invito a tenere sott’occhio anche i seguenti approfondimenti che abbiamo già realizzato, in questo articolo non riporteremo nulla di quanto già pubblicato così da snellire il tutto il più possibile:
– unboxing
– galleria fotografica
– scelta dischi
– demo su Ominas
Eccoci in un rapido passaggio video dove riassumiamo le nostre più importanti considerazioni in merito a questa unità NAS 2-bay, elemento entry level di Shuttle di inizio 2013.
Il device è dotato di sufficienti velocità di trasferimento dati e così, prima d’addentrarci in analisi più approfondite, mi sembrava interessante mostrarvi un sunto del nostro pensiero su questa unità nata per soddisfare le tradizionali necessità d’utilizzo domestico.
Specifiche
Vista la gamma Shuttle vi rimando al sito ufficiale così da farvi apprezzare l’ampiezza della stessa.
In questo caso parliamo del primo modello di NAS dell’azienda, finora nota per mini PC e nettop utilizzabili in casa/ufficio come già ne abbiamo visti nel recente passato.
Consumi, temperature, dimensioni
Come è ovvio aspettarsi il NAS in questione è dotato di sistema d’alimentazione separato, così da sostituirlo rapidamente in caso di guasto, ed ottimizzato per offrire ottime prestazioni visto che in funzione parliamo di un consumo sui 25 Watt che scendono sotto ai 15 quando l’HDD è in sospensione.
Direi molto green, buona cosa.
Abbiamo successivamente messo sotto stress questa unità, tramite benchmark dedicati che troverete più in basso, scoprendo una gestione termica davvero valida visto che anche in condizioni di carico elevato non si son superati i 39.3°C sul box esterno.
L’unica accortezza è il non chiudere il NAS all’interno di uno spazio poco aerato poichè necessita di ventilazione, seppur minima, ma richiesta per la quiete termica dell’insieme.
Lo stesso presenta un box che riesce a mantenere una ottima dissipazione, è presente una griglia che aiuta a migliorare questo aspetto ma prestate attenzione a non ostruire la ventolina da 70 mm posteriore. Ricordatevi dunque di aiutare il più possibile questa caratteristica così da allungare la vita dei componenti.
Dal punto di vista fisico è compatto, esteriormente occupa 9x23x17 (h) quindi è grosso circa 1.5 volte un tradizionale HDD esterno USB.
Prestazioni [premessa]
A proposito di queste ultime andiamo a darci un’occhiata da più vicino, partendo dal concetto principe che ogni test che andiamo ad eseguire viene fatto 5 volte, mentre pubblichiamo al termine solamente la schermata più significativa visto che sarebbe inutile pubblicare una miriade di screenshots.
Come sempre eseguiamo diverse prove, tuttavia optiamo per l’utilizzo di una connessione diretta (via Gigabit, ovviamente):
Ciò al fine di evitare colli di bottiglia indesiderati (switch, router o altro che potrebbero congestionarsi per motivi non facilmente prevedibili oppure hardware di classe inferiore) ed applichiamo un indirizzo APIPA.
Avete vari modi di configurare l’unità:
Mentre noi, per ottimizzare i tempi, andremo a testare il JBOD ed il RAID1.
Il RAID0, come detto già in altre occasioni, è inutilmente rischioso in caso d’uso poichè non riuscirete a sfruttarne i reali benefici dietro una singola Gigabit ma in caso di disk failure perderete ugualmente i dati presenti.
Proprio per questo motivo è meglio la modalità JBOD poichè vi permette d’usare tutto lo spazio di bordo ma non rischiate di perdere tutti i dati in caso di problemi hardware.
Poi, è ovvio, sia per voi possibile configrare l’unità come meglio credete, noi vi avvisiamo solamente.
Prestazioni in JBOD
Tale configurazione del volume può essere usata per massimizzare la disponibilità di memoria di bordo unendo le singole capacità dei dischi inseriti.
Ha il lato positivo, inoltre, di offrire prestazioni leggermente migliori rispetto alle diverse tipologie RAID tuttavia NON ha la protezione dati; può essere dimensionalmente simile al RAID0 ma su quest’ultimo i dati vengono spalmati su tutti i dischi, mentre su JBOD sono scritti in modo sequenziale.
Nella pratica se si rompe un HDD e siete in JBOD andate a perdere i dati presenti in quell’unità, mentre se siete in RAID0 perdete l’intero volume.
Questo è l’unico motivo per cui s’è deciso di testare tale modalità, a titolo esemplificativo il configurare in RAID0 4x dischi da 3 TB avrebbe un certo retrogusto di spirito suicida senza apportare reali benefici visto che la connettività è solo una Gigabit.
Ma ognuno è poi libero di fare come crede, a tale scopo abbiamo pubblicato QUESTO articolo dove mostriamo un esercizio di stile in tal senso, basandoci su un RAID0 da una dozzina di TB con l’uso degli stessi WD Red usati all’interno di questo KD20.
Prima di tutto configuriamo il volume di bordo:
Iniziamo quindi a vedere i risultati ottenuti grazie a NASPT:
Dai suddetti screenshots possiamo rapidamente dedurre che la velocità in scrittura di questa unità di rete s’attesta sui 18 MBps mentre in lettura stiamo sui 35 MBps con picchi medi, rispettivamente, di 19.13 MBps e 38.47 MBps.
Continuiamo comunque a testare l’unità con LAN Test ed otteniamo:
Valori ottenuti variando la dimensione del pacchetto di dati trasferito e registriamo una nuova accoppiata di picchi, pari a 20.3 MBps e 63.45 MBps sempre considerando scrittura e lettura.
Prestazioni in RAID1
Tale configurazione del volume può essere usata per ottimizzare la protezione dei dati visto che un disco risulta essere la copia identica dell’altro, ma dimezzate il volume sfruttabile.
Prima di tutto configuriamo il volume di bordo:
Iniziamo quindi a vedere i risultati ottenuti grazie a NASPT:
Dai suddetti screenshots possiamo rapidamente dedurre che la velocità in scrittura di questa unità di rete s’attesta sui 35 MBps mentre in lettura stiamo sui 44 MBps con picchi medi, rispettivamente, di 37.18 MBps e 48.54 MBps.
Continuiamo comunque a testare l’unità con LAN Test ed otteniamo:
Valori ottenuti variando la dimensione del pacchetto di dati trasferito e registriamo una nuova accoppiata di picchi, pari a 35.93 MBps e 62.25 MBps sempre considerando scrittura e lettura.
Conclusioni
Dopo aver usato questo server NAS stressandolo nelle più disparate condizioni credo di poter confermare l’idea iniziale che m’ero fatto sul potenziale uso.
Le prestazioni sono leggermente inferiori rispetto a quelle promesse dall’azienda, abbiamo mostrato come tale distanza possa ritenersi essenzialmente marginale per il target di pubblico cui viene destinato questo prodotto.
Le opzioni configurabili a bordo sono ridotte al minimo ed il tutto è in grado di funzionare senza particolare sforzo, adatto quindi ad un uso anche da parte di neofiti.
Sicuramente non possiamo apprezzarlo come è successo con altri prodotti visti in passato, e come faremo a brevissimo con XH61V (in review appena questa sarà completa), tuttavia è il primo tentativo dell’azienda e ne va riconosciuto il potenziale ed il merito d’averci creduto.
Se avete però bisogno di prestazioni superiori per backup di dimensioni importanti oppure per accessi multipli da parte di più utenti in contemporanea allora questo KD20 si piega sotto il peso delle richieste e se ne evidenziano i limiti strutturali.




